|
Milano - La Signora suona bene in nero. Una verniciata sanguigna sottrare la sua preziosa voce al contributo esangue dei nuovi autori italiani. La vernice e i pennelli li fornisce il bluesman del Reno (il fiume di Bologna, ormai completamente sotterraneo) Andrea Mingardi.
Il risultato è Bau, che non è un verso di un cane ma l'ultimo ululato di Mina Mazzini, la voce che viene dal buio dell'eremitaggio mediatico e che dispensa al suo popolo il biennale disco di inediti: «Una volta erano annuali - spiega Massimiliano Pani, figlio, produttore, arrangiatore, portavoce, factotum - ma la scarsezza dei materiali ha diradato gli appuntamenti». Di necessità, dunque si fa virtù. Tredici le canzoni in menù, otto delle quali sfornate dalla ditta Mingardi che, estasiato, si gode il momento: «Che voce, che forza, che passione. Quando Mina apre la bocca chi c'è c'è sul tavolo: lei sparecchia. Il suo mistero è da salvaguardare, la deve proteggere il Wwf. È un mistero gioioso, non cupo come quello della Garbo, lei quando canta sprizza felicità» commenta ascoltando la Tigre che accarezza Nessun altro mai, una ballad elegante che l'autore non ricordava neppure di aver scritto: «È stata Mina a chiamarmi: "Ho trovato una tua cassetta che mi hai spedito tanto tempo fa, sai cos'è questa canzone?". Buio completo: in pratica è stata lei a farmela riscoprire. E da lì è cominciato il disco». Una canzone tira l'altra: Mingardi ha spolverato il suo magazzino (per esempio tirando fuori un'inedito con 25 anni sulle spalle come Johnny scarpe gialle), ha fornito l'omaggio Mogol Battisti che già è passato nelle radio, ha duettato con lei, oltre anche nel singolo in Datemi la musica (anno di composizione 1976) fra fiati alla Chicago e assoli di chitarra (nell'album fa la sua bella figura un chitarrista di 21 anni, Luca Meneghello). Ed ecco il disco che viene pubblicato vincendo il ballottaggio con un altro progetto che, comunque, è destinato a diventare il prossimo appuntamento con la Tigre: un disco latino, in spagnolo, anche con classiche cover e pezzi brasiliani, per rispondere alle sollecitazioni del mercato ispanico «dove Mina - spiega Massimiliano - è ancora oggi un simbolo, con molte imitatrici e i film di Almodovar che continuano ad alimentare la sua fama». Ormai, si sa, per vendere i dischi bisogna inventarne sempre una nuova. E Mina ci prova con Bau, lanciato in abbinamento con una nuova serie di telefonini Nokia (la N serie) già in commercio (la musica è incisa sull'hard disc del cellulare), mentre il 24 arriverà nei negozi l'album vero e proprio, un disco di pop classico, fatto per la gioia di fare musica, con assoli, fiati in evidenza, il sapore caldo del blues, del rhythm' n' blues, del gospel, del doo wop anni Cinquanta. Per buona parte funziona bene, Mina canta splendidamente (gli anni non si sentono) poi, quando il materiale musicale non la sorregge e perde la linfa vitale del blues, si arrampica sugli specchi delle sue corde vocali. E lascia perfino trasparire un barlume di tenerezza quando accarezza Per poco che sia, canzone pop scritta dal nipotino Axel Pani, il figlio di Massimiliano, 18 anni, matricola di economia in un college inglese, ma anche musicista e autore. |