Te voglio bene assaje


Aggiunto Lunedì 11 Aprile 2005 Ultima modifica Sabato 09 Novembre 2013 Visite 2113

Scheda della canzone

Titolo canzone:
Te voglio bene assaje
Pubblicazione:
2003
Testo:
Roberto Sacco 
Musica:
Alessandro Longo 
Edizioni:
Bideri
Durata:
4:17
Arrangiamenti:
Massimiliano Pani - Gianni Ferrio
Musicisti:
Archi arrangiati e diretti da Gianni Ferrio - Primo violino: Anthony Flint - Violini: Andreas Laake Klaidi Sahatci - Walter Zagato - Barbara Ciannamea - Monte Rizzi - Yoko Paetsch - Susanne Holm - Piotr Nikiroff - Alessandro Milani - Viole: Ivan Vukcevic - Monica Benda - Ilaria Negrotti - Violoncelli: Johann Sebastian Paetsch - Jennifer Flint - Claude Hauri - Contrabbasso: Shiho Ferrari - Corno: Georges Alvarez - Flauto: Bruno Grossi - Pianoforte e organo Fender: Danilo Rea - Batteria e percussioni: Alfredo Golino - Basso e contrabbasso: Massimo Moriconi - Chitarra acustica e elettrica: Andrea Braido - Clarinetto: Gabriele Mirabassi
Note tecniche:
Tecnico di registrazione, missaggio e mastering: Ignazio Morviducci - Controllo mastering eseguito presso Elettroformati: Ignazio Morviducci e Alessandro Cutolo

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Te voglio bene assaje è una canzone che ha fatto epoca, una pietra miliare della storia della canzone napoletana. Da più parti si ritiene che essa abbia segnato la nascita della vera canzone napoletana, la canzone d'arte, per la quale si cominciarono a stampare i testi su foglietti, che venivano distribuiti da venditori ambulanti (quasi sempre gli stessi editori), le cosiddette copielle; se ne vendettero più di 180 mila.
Il successo della canzone fu travolgente e se ne ebbero infinite imitazioni e parodie. Veniva cantata e fischiata in ogni angolo, in ogni via, diventando, per alcuni, una vera e propria ossessione, tanto che le cronache dell'epoca riportarono di qualche napoletano che, per timore di impazzire, fu costretto a lasciare la città.
Anche la Chiesa si interessò al fenomeno legato al successo di questa canzone, tanto che un prelato, il cardinale Riario Sforza, rimproverò, in verità in modo bonario, il paroliere Roberto Sacco per il contenuto di amore profano dei versi.

Intorno a questa canzone, composta da ben sette strofe, sorsero numerose controversie, sia per la data della sua nascita che per la paternità delle musiche. La tradizione, suffragata persino da Salvatore di Giacomo, attribuisce la musica al celebre operista bergamasco Gaetano Donizetti, intenso estimatore e autore egli stesso di canzoni napoletane come: "La conocchia", "Lu tradimento", "Canzone marinara". Tale attribuzione fu forse dovuta al fatto che in quel periodo la canzone napoletana raggiunse, per quantità, ma soprattutto per qualità, livelli artistici inimmaginabili, coinvolgendo nella ricerca musicale autori colti come Bellini, lo stesso Donizetti e altri. È però accertato che a musicarla fu Filippo Campanella, amico e compagno di sempre del paroliere, l'ottico Raffaele Sacco. Oggi è nota nella trascrizione che ne fece Alessandro Longo.

Raffaele Sacco (1787-1872) compose la canzone nel 1835 cantandola per scherzo ad una festa tra amici. La leggenda vuole che la melodia di Campanella ed i versi del Sacco furono cantati dal popolo la sera stessa che l'avevano ascoltata in quella festa tra amici. La canzone portò grande fama a Sacco, ma pochi soldi. Rimase un ottico nella sua bottega, la stessa che oggi i suoi eredi gesticono nello stesso posto.

Te voglio bene assaje venne presentata il 7 settembre del 1839 in occasione della festa della Natività di Maria Vergine, la festa di Piedigrotta. In questa canzone si parla dello stato in cui è ridotto un innamorato per un amore non corrisposto o forse per una relazione irrimediabilmente e tristemente conclusa. Il grande successo, che la rese così popolare può far pensare, però, a un testo dal contenuto tutt'altro che così triste e melanconico. Ma a Napoli si ironizza anche sulle proprie disgrazie! Ad ogni buon conto, il brano, lasciatoci dal suo autore con testo scritto e firmato con nome e cognome, rappresenta l'atto di nascita della canzone italiana d'autore.

A Canzonissima '68 Mina cantò in un medley (Te voglio bene assaje - Tarantella, pubblicato in Signori... Mina! vol.2, 1993) quella che molti considerano la prima strofa (ovvero quella che inizia con "Pecché quanno mme vide ..."), invece si tratta della seconda; questa versione del 2003 invece comprende la terza, la quarta e la quinta strofa. Di seguito è riportato l'intero testo:
I.
'Nzomma songh'io lo fauzo?
Appila, sié' maesta:
Ca ll'arta toja è chesta
Lo dico 'mmeretá.
Io jastemmá vorría
lo juorno che t'amaje!

Io te voglio bene assaje ...
e tu nun pienze a me!
Io te voglio bene assaje ...
e tu nun pienze a me!

II.
Pecché quanno mme vide,
te 'ngrife comm'a gatto?
Nenné', che t'aggio fatto,
ca nun mme puó' vedé?!
Io t'aggio amato tanto...
Si t'amo tu lo ssaje!

(Rit.)

III.
La notte tutti dormono,
ma io che vuó' durmire?!
Penzanno a nénna mia,
mme sento ascevolí!
Li quarte d'ora sonano
a uno, a duje, a tre...

(Rit.)

IV.
Recòrdate lo juorno
ca stive a me becino,
e te scorréano, 'nzino,
le llacreme, accossí!...
Deciste a me: "Non chiagnere,
ca tu lo mio sarraje..."

(Rit.)

V.
Guárdame 'nfaccia e vide
comme sòngo arredutto:
Sicco, peliento e brutto,
nennélla mia, pe' te!
Cusuto a filo duppio,
co' te mme vedarraje...

(Rit.)

VI.
Saccio ca non vuó' scennere
la grada quanno è scuro...
Vatténne muro muro,
appòjate 'ncuoll'a me...
Tu, n'ommo comm'a chisto,
addó' lo trovarraje?

(Rit.)

VII.
Quanno só' fatto cennere,
tanno mme chiagnarraje...
Tanno addimmannarraje:
Nennillo mio addó' è?!
La fossa mia tu arape
e llá mme trovarraje...

(Rit.)




Il brano è stato pubblicato nei seguenti dischi

N.B. poichè la sezione discografia è ancora in fase di costruzione, la seguente lista potrebbe essere incompleta.
1 Te voglio bene assaje Napoli primo, secondo e terzo estratto GSU 2003
2 Te voglio bene assaje Napoli secondo estratto GSU 2003

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