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I Risvegli di Olindo - di Mina - La Stampa - 25.10.2009
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TOPIC: I Risvegli di Olindo - di Mina - La Stampa - 25.10.2009
#1139
Paolo (Moderatore)
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I Risvegli di Olindo - di Mina - La Stampa - 25.10.2009 1 Mese Karma: 7
I Risvegli di Olindo - di Mina - La Stampa - 25.10.2009


C’è un uomo condannato all’ergastolo, in un carcere a Parma, che dice di poter rimanere tranquillo e sonnolento, quasi morto, concedendosi tre ore di partecipazione alla biologia normale ogni quindici giorni. Tipo Houdini sotto terra o incatenato nella vasca sigillata. Tipo Leonard Lowe, alias Robert De Niro, che nel film «Risvegli», per effetto della Levo-Dopa somministrata dal dottor Malcolm Sayer, riaffiora temporaneamente al mondo della coscienza. L’uomo è dichiarato responsabile di una strage poco comprensibile per violenza nell’attuazione e per futilità del movente. L’ha compiuta insieme alla moglie, forse istigato dalla moglie, fedele agli ordini della moglie. La moglie continua ad essere il suo riferimento e la sua ossessione.

L’unico possibile oggetto che può meritare la sua attenzione, l’unica persona cui dedicare un pensiero. L’unica epifania che quindicinalmente gli concede il respiro. Non è mai stato decifrato se si tratti di una storia d’amore o di plagio o di complicità diabolicamente premeditata. La vicenda istruttoria e processuale aveva avuto i connotati di un dramma di pazzia, ma nessuno è stato ritenuto pazzo. La colpa è stata scritta come colpa, senza attenuanti nascoste nella psiche. Non ho voglia di ricordare le facce dei personaggi della tragedia. Né delle vittime né dei colpevoli. Tutto è così lontano dall’accettabile che neppure un film fanta-horror potrebbe contenerne somiglianze.

Olindo Romano non frequenta il pentimento perché non ne conosce il significato o la motivazione. O è un animale o è un uomo dissociato nella memoria e nella comprensione. Dovrebbe farmi tenerezza il «sentimento» che rivela al settimanale Panorama? Dice: «Il mio animo è in letargo: si sveglia per tre ore ogni 15 giorni quando arriva Rosa». Dovrebbe commuovermi questo amore estremo, terminale? Non proprio. Dice che il momento più triste è quando li hanno separati. Il resto no. Non lo tocca. Forse non ricorda neppure i volti di quelle persone. Di quel bambino. Sarà per legittima difesa, ma mi rifiuto di credere che una persona che non abbia serissimi problemi di disabilità psichica possa arrivare a fare l’indicibile, l’impensabile, l’inaccettabile. E anche se Nietzsche diceva: «C’è sempre un grano di pazzia nell’amore, così come c’è sempre un grano di logica nella follia» in questo caso credo che di logica non si possa proprio parlare.
 
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