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Scritto da Mina   
Mercoledì 18 Febbraio 2009 19:26
Vanity Fair - 7/2009 del 18-02-2009Cara Mina,
sono una «classica» quasi-quindicenne burrascosa, e non dico di essere piena di problemi, perché se davvero fosse così, di certo non avrei il tempo di pensarci, e tanto meno di scriverti. Sono l'ultima di tre fratelli, entrambi molto più grandi di me. Non è un vanto, ma sono molto più matura di tutti i ragazzi della mia età, e mi trovo molto spesso a fare i conti con pensieri che non dovrebbero appartenermi: sentirmi insignificante (nonostante io sia molto alta e imponente), fare i conti con una malattia che mi stronca quando meno me lo aspetto, e molti altri. Un amore dietro l'angolo, di cui ho paura per quello che può accadere. Molti mi dicono che io sia una ragazza perfetta, che va bene a scuola e che ha tutto. Non ti scrivo per chiederti la luna , vorrei solo qualche parola di conforto, perché di andare avanti senza nessuno che mi capisca, non ne ho più voglia.

Quasi-Quindicenne

Ce ne sono moltissime di persone che ti possono capire. Non è così difficile. Cerca di raccontarti meglio, apriti con chi ritieni sia in grado di recepire correttamente le tue opinioni, la tua visione della vita. Avrai certamente delle delusioni, anche cocenti, ma è solo sbattendoci il muso che potrai trovare una o più persone della tua stessa “razza”. Ti abbraccio.


Una gravidanza da rispettare

Sono al settimo mese di gravidanza, felicissima immaginando il bimbo che abbiamo tanto sognato e desiderato. Sono sempre stata bene, ma ora mi hanno prescritto un periodo di riposo forzato visto che ho già le contrazioni, ma il bimbo è ancora troppo piccolo per poter nascere. Qual è il mio problema? Il lavoro. Lavoro nell'azienda di famiglia e ho un ruolo di grande responsabilità. Stamattina, dopo una mega litigata con mio marito, mi sono recata in ufficio ignorando le prescrizioni dei medici. Mi ero ripromessa di fermarmi solo due/tre ore e poi riposare a casa e, invece, sono rientrata solo la sera. Mi sento stupida perché razionalmente so che la mia priorità in questo momento è la salute del mio bambino, ma al tempo stesso non riesco a «deludere» le aspettative nei miei confronti. In qualità di figlia del titolare sento su di me il peso della responsabilità, il dover sempre dimostrare di essere grintosa, capace di superare le difficoltà di ogni giorno. Non si può essere malati, deboli, né, tanto meno, mancare un giorno. Mi sembra un paradosso: ho l'autonomia economico-finanziaria necessaria per porre il lavoro in secondo piano, ma resto fino alle 7 in ufficio e poi sono troppo stanca per tutto il resto.
Paola

Paola, non c’è alternativa. Se ti hanno prescritto un periodo di riposo forzato, devi, dico devi fermarti. È il primo vero contatto con tuo figlio. Devi rispettarlo nelle sue necessità, anche se non è ancora nato. Non vorrai mancare? Le conseguenze potrebbero essere catastrofiche da tutti i punti di vista. Quindi, visto che mi dici che non hai neppure problemi economici, adesso ti metti bella calmina. Usa il telefono, al massimo. E confeziona un maglioncino verde chiarissimo per il tuo bambino.


Un’attesa da primato

Sono innamorata di una persona che vedo tutti i giorni e quando la incontro il cuore batte a mille. A me lui piace molto, ma non ho il coraggio di dirglielo. Ci siamo conosciuti più o meno quattro anni fa e da allora non me lo sono più tolto dalla testa. Io ora non so che cosa fare. Secondo te glielo devo dire? Se sì, come glielo dico se non ho il coraggio? Ti prego aiutami!
Piccola Sognatrice

La parte stupefacente della tua storia riguarda i tempi di reazione ad una ossessione giustificata. Quattro anni, con l’aggravante dell’incrocio quotidiano, costituiscono un record al limite delle capacità umane. Tipo la soglia dei sei metri nel salto con l’asta. In un’era di grandi innovazioni tecnologiche soprattutto nel campo della comunicazione, immagino riusciresti a trovare sistemi indiretti, quelli che mascherano rossori o intonazioni rivelatrici, con i quali lanciare il grido soffocato troppo a lungo. In tema di suggerimenti posso spaziare da banalissime escursioni chat a sms brevi smaccatamente imploranti. Con grande, ma mediato coraggio potresti scrivere alla tv per organizzare un incontro tanto tardivo quanto suggestivo. Come ultima spiaggia sarei a proporti un bel “Chi l’ha visto?” fingendo il risveglio dopo involontaria amnesia. Non posso aiutarti se non esprimendoti una certezza. La vendetta è l’unico piatto che va mangiato freddo, mentre una dichiarazione d’amore ha un’unica possibilità di successo, quella della violenza e dell’immediatezza.

da Vanity Fair - 7/2009 del 18-02-2009
 

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